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Tagliere per la rigatura dello gnocco

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Tagliere in faggio con scalanature per la rigatura dello gnocco, attrezzo tradizionale, data sconosciuta

Il "paese del Bengodi" è un luogo immaginario, dedicato all'abbondanza: il centro del villaggio è dominato da una grande montagna di formaggio, che gli abitanti usano per cuocere gli gnocchi. Quando sono pronti, gli gnocchi rotolano giù “tutti belli informaggiati” e i passanti sono pronti a raccoglierli, come racconta Boccaccio nel Decameron. Nel medioevo, gli gnocchi rappresentano un simbolo di opulenza: morbidi, fragranti e ben conditi, fanno parte del repertorio gastronomico delle feste.
Nei ricettari dell'epoca, appaiono le prime indicazioni per prepararli: qui, si legge di mescolare farina o pane grattugiato con formaggio o rosso d'uovo, fino ad ottenere un impasto da cuocere in acqua bollente (o meglio ancora in brodo di cappone, come accade nel Bengodi). A poco a poco, l'impasto accoglie ingredienti sempre nuovi (spinaci, barbabietola, zucca, zafferano) per stupire i commensali con colori straordinari. Del resto, nel Rinascimento, la tavolozza gastronomica non è meno importante di quella pittorica.
Con la scoperta dell'America, poi, gli gnocchi incontrano le patate e danno vita ad un sodalizio destinato a durare fino ad oggi. Grazie alle patate, l'impasto diventa più flessibile e si presta alla creazione di nuove forme e texture: la rigatura, ad esempio, è un processo di scanalatura che permette di accogliere meglio i sughi a base di pomodoro, altro ingrediente esotico, destinato a un futuro di successo.

Letture consigliate:
Giornata ottava, novella terza,
in Decameron, Giovanni Boccaccio, Mondadori, 2013

Libro novo nel qual si insegna a far d'ogni sorte di vivanda, Cristoforo di Messisbugo, 1557, Venezia.
Ristampa anastatica, Arnaldo Forni Editore, 2001