pennelli cinghiale
CICOGNARA, MANTOVA, DAL 1945
“Per fare una parete grande
non ci vuole un pennello grande,
ma un grande pennello:
Cinghiale!”
E’ sicuramente uno degli spot più famosi della televisione italiana.
Ideato da Ignazio Colnaghi nel 1982, lo spot di Pennelli Cinghiale è entrato nell’immaginario collettivo grazie ad un’idea brillante: quella di mandarlo in onda nella versione originale fino ad oggi. Un unicum nella storia televisiva, che lo ha reso parte della nostra cultura materiale.
Ma il successo dell’azienda ha radici lontane: negli anni ’30, infatti, il paese di Cicognara è famoso per la produzione delle scope in saggina.
Da Cicognara, il giovane Alfredo Boldrini accompagna il padre nei suoi commerci itineranti lungo le strade dell’Appennino: sui sagrati delle chiese, dove la domenica allestiscono i mercati, Boldrini impara la preziosa arte di ascoltare le esigenze dei clienti. E così, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, decide di passare dalle scope alla produzione di pennelli. Nasce così “pennelli Cinghiale”, scegliendo, con grande intuito comunicativo, di non legare il marchio al nome di famiglia, ma di scegliere un simbolo, il cinghiale, per evocare forza e resistenza.
L’Italia della ricostruzione ha bisogno di tutto e i pennelli sono un attrezzo indispensabile: fin da subito, Boldrini punta a realizzare prodotti di altissima qualità. Il pennello deve essere maneggevole e resistente. Per farlo acquista setole cinesi, ovvero le migliori sul mercato internazionale, puntando a realizzare oggetti belli oltreché funzionali. Nella sua visione, il benessere degli operai è indispensabile e così in fabbrica si lavora ascoltando musica lirica.
Non dimenticando le sue origini di itinerante, Boldrini avvia personalmente i contatti con i nuovi clienti: da Nord si sposta verso Sud, entrando in contatto con le diverse tradizioni locali. Ogni regione ha infatti le sue preferenze: in Toscana si usano perlopiù pennelli rotondi, in Sicilia quelli a setola lunga, a Napoli “l’ovalino”, un pennello speciale per indorare le maniglie delle porte.
Insieme al fratello vola in Nord Africa – Algeria e Tunisia, in particolare -, ed avvia scambi con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo: qui la richiesta di pennelli è alta, a causa del mare. La salsedine, infatti, erode più facilmente la pittura e le facciate hanno bisogno di essere ridipinte più spesso.
L’attività commerciale è fatta di lettere, ordini spediti per posta, relazioni con le ambasciate italiane all’estero.
Per far fronte alle diverse richieste, il catalogo si arricchisce di nuovi modelli: accanto ai pennelli, compaiono rulli e pennellesse, si studiano manici innnovativi, capaci di trattenere le gocce di pittura senza farle scivolare.
Negli anni ’70, l’azienda diventa leader sul mercato italiano e punta sulla pubblicità: per farlo, il Commendator Boldrini chiama un pubblicitario importante, Ignazio Colnaghi, già autore di Calimero e “Ava come Lava” e investe sugli striscioni negli stadi di calcio.
Cinghiale diventa sinonimo di pennelli, riuscendo nell’impresa di identificare il proprio marchio con un oggetto di uso comune.
Oggi l’azienda, guidata dalla figlia Catuscia Boldrini e dalle due nipoti, Eleonora e Clio, prosegue con la stessa capacità visionaria, aprendosi a nuovi mercati, lanciando vernici – complemento ideale al pennello – e ideando prodotti tecnologici, come la linea in Boartex, un filamento capace di garantire ottime performance in termini di leggerezza, flessibilità e carico/scarico della vernice.
In quest’ottica, l’azienda testimonia una grande lezione di design, migliorando costantemente un oggetto (solo apparentemente) semplice e risolto come un pennello, per venire incontro alle necessità reali di chi lo usa. Vero design democratico di ieri, come di domani.
