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Cioccolato Bonajuto

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Tavoletta da 100 gr di cioccolato di Modica ai gusti tradizionali vaniglia e cannella, Antica Dolceria Bonajuto, Modica (Ragusa), dal 1880

[Un cioccolato] di inarrivabile sapore, sicchè a chi lo gusta sembra di essere arrivato all'archetipo, all'assoluto”.
Leonardo Sciascia, La contea di Modica, 1983

Il cioccolato arriva in Sicilia alla fine del 1600 con la dominazione spagnola e, da allora, trova il suo habitat naturale nella Contea di Modica, dove vengono importati strumenti e conoscenze per la sua preparazione. Fave di cacao, zucchero e spezie sono lavorate su una pietra lavica. Un fuoco dolce, animato dai gusci di mandorla, è essenziale per mantenere una bassa temperatura, capace di preservare il bouquet aromatico del cioccolato e di mantenere la struttura cristallina dello zucchero, così simile all'interno di una pietra. La sua ruvidezza lo rende un prodotto di archeologia gastronomica, salvato, in tempi recenti, dalla famiglia Bonajuto, protagonista del rinascimento cioccolatiero della contea modicana. A partire dal 1820, i Bonajuto possiedono un frantoio per macinare le fave di cacao, detenendo un ruolo chiave nella filiera produttiva. Nel 1880, Francesco abbandona tutte le attività imprenditoriali di famiglia – dal commercio della neve alla vendita di agrumi in salamoia - per dedicarsi unicamente alla produzione dolciaria. Nel 1911, gli sforzi sono premiati e il suo cioccolato vince la medaglia d'oro all'Esposizione Internazionale Agricola Industriale di Roma. Con le due guerre mondiali e l'avanzamento industriale, el chocolate a la piedra sembra scomparire: rimangono tracce in Sud America, ad Alicante e altri piccoli paesi spagnoli, mentre a Modica continua solo un'impercettibile produzione domestica: bisogna aspettare il talento dirompente di Franco Ruta, pronipote di Francesco Bonajuto, per assistere alla sua rinascita, attraverso il passaparola fra giornalisti, intellettuali, chef di tutto il mondo. Da allora, il cioccolato modicano torna alla ribalta, riallacciando la famiglia alle sue origini. Oggi l'azienda, guidata da Pierpaolo Ruta, produce cinquecentomila pezzi l'anno. Con un desiderio ambizioso: far riscoprire l'essenza stessa del territorio, perché: “una tavoletta è prima di tutto uno strumento culturale. Sta a noi riempirla di senso”.