Canovaccio stampato a ruggine
Tessuto stampato con un'antica ricetta tradizionale a base di aceto, farina, ferri arrugginiti, Antica Stamperia Marchi, Sant'Arcangelo di Romagna, dal 1633
"E, pittoresco ornamento, recano i buoi sulle groppe, dallo scorcio d'autunno al principio di primavera, le loro belle coperte istoriate. Paiono gualdrappe da giostra o da torneo e non sono in fondo che coltri a difesa del freddo. Ruvide lenzuola di tela spina su cui sono stati impressi disegni a color ruggine".
A. Spallicci, Le coperte dei buoi romagnoli, Touring Club Italiano, Milano, febbraio 1920
La tecnica della stampa a ruggine si diffonde in Romagna nel corso del Seicento. All'inizio è utilizzata per ornare le coperte dei buoi con immagini sacre per proteggerli dalla cattiva sorte e portarli alle fiere del bestiame. Col tempo però i decori entrano nei corredi delle spose: melograni, uva, spighe, galli e colombe sono un augurio di fecondità per la nuova casa. L'iconografia si ispira ai motivi bizantini, ai broccati e ai damaschi di origine nobiliare: in questo modo, anche le famiglie più modeste possono godere di un “riflesso” dei tessuti preziosi. Ma l'elemento chiave per la buona riuscita dalla stampa è il colore: per questo ogni stamperia possiede una ricetta segreta, che si tramanda di generazione in generazione. Per tutte valgono gli stessi ingredienti: farina, aceto e ferri arrugginiti e la straordinaria capacità dello stampatore di trasformarli in fiori e bestiari fantastici. Attualmente la più antica bottega in attività è la Stamperia Marchi di Sant'Arcangelo: qui, alla fine dell'800, il giovane Sante Pracucci, detto E' tintour (il tintore) fa domanda per diventare garzone. Da quel momento, Sante osserva i maestri stampatori, impara i segreti per preparare un colore perfetto e apprende l'arte dell'intaglio per creare nuovi timbri in legno di pero. Ben presto quel lavoro diventa la sua passione e così vende la casa per acquistare l'attività. Durante la seconda guerra mondiale salva l'intero archivio nascondendolo in un luogo segreto e, grazie al suo coraggio, oggi i pronipoti Laura e Gabriele Marchi possono continuare ad utilizzare circa duemila stampi provenienti dalle più diverse epoche storiche (dai fregi dei Malatesta agli aerei futuristi). Ma tutto il laboratorio è un omaggio al passato: ancora oggi la stamperia utilizza un mangano del '600 per “stirare” i tessuti prima di decorarli. La ruota, attivata dall'uomo, sposta un masso da cinque tonnellate che ammorbisice le fibre, permettendo al colore di penetrare in profondità. La lavorazione dura alcuni giorni, ma per realizzare opere complesse è necessario anche un mese. In questi casi i Marchi lavorano su commissione: il tempo dell'attesa aggiunge una dimensione straordinaria all'opera, trasformando un copriletto o un corredo nuziale in un condensato di storia e cultura materiale.
Letture consigliate:
Decorare ad arte. Tele stampate in Romagna, a cura di G. Milantoni, S. Nicolini, S. Pascucci, Fusignano, Essegi, 1988
