Coperta Lanificio Leo
Coperta con motivo a spina di pesce, Lanificio Leo, Soveria Mannelli (Catanzaro), dal 1873
Nell'800, in Calabria, la tessitura è un affare di famiglia: ogni casa possiede un telaio e le donne filano panni per tutte le stagioni. Così, quando nel 1873, i fratelli Antonio e Giuseppe Leo arrivano a Carlopoli con una macchina industriale, gettano il paese nello scompiglio: a che cosa serve quel “mostro con 60 mani”?
I Leo non si lasciano scoraggiare: lavorano al primo piano della loro casa, aiutati dalla forza animale. Ma, l'impianto rudimentale non permette di soddisfare le richieste crescenti e così la famiglia è costretta a spostarsi, alla ricerca di nuove possibilità. Prima si trasferiscono a Bianchi e poi a Corazzo, due villaggi attraversati da un fiume, che i Leo usano per alimentare i nuovi impianti. Ben presto, però, scoprono che il torrente non è una fonte sicura: in estate si secca, imponendo alle macchine un riposo forzato.
La svolta arriva negli anni '30, quando la Calabria vive una fase di ammodernamento: finalmente, con la creazione della rete elettrica, la regione si “accende” di nuove attività. Nasce un intero distretto della lana, ma l'impulso produttivo è stroncato dalla guerra. Negli anni '50, con la grande emigrazione verso nord, le industrie si svuotano e i Leo sono gli unici a sopravvivere. Oggi, l'azienda utilizza materie prime di altissima qualità e le fila servendosi del grande parco macchine ottocentesco: in questo modo, la "piccola anarchia meccanica" trasforma ogni tessuto in un pezzo unico, dando vita a manufatti preziosi, attraversati dai segni della storia.
