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Scopetta da interni

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Scopa artigianale di saggina, Piemonte e Veneto, data sconosciuta

Fino agli anni '50, le campagne del Canavese, in Piemonte, e del Polesine, in Veneto, erano famose per la produzione di scope. Qui, i contadini utilizzavano la saggina (Sorghum vulgare) come alimento per gli animali da cortile. Il resto della pianta, seccata e ripulita, era impiegata per la fabbricazione di scope.
Ogni anno, alla fine dell'estate, i contadini preparavano le piante da far seccare, ripulendole dalle impurità e suddividendole in mazzi da 5 cm di diametro.
Poi, dopo aver concluso tutte le attività nei campi, si dedicavano a questo passatempo domestico, fino alla primavera successiva.
Le scope più semplici erano composte da un solo corpo. Quelle più complesse, potevano raggiungere le tre unità.
Per la legatura, al posto della corda (facilmente deteriorabile), si utilizzavano rami di salice fresco, caratterizzato da grande elasticità e resistenza.
Oggi, l'allacciatura in salice è scomparsa: i rari artigiani che ancora le producono, privilegiano chiusure a base di fil di ferro.

Letture consigliate:
L'incanto e l'arcano. Per una antropologia della befana, Claudia Manciocco, Luigi Manciocco, Armando, 2006